Mad Fellaz e neve

Con l’intento di farvi capire e carpire il mio stile narrativo, vi invito a leggere questo racconto BREVE quasi biografico. Vi abbraccio tutti e a presto.

Giuseppe

 

Non so se come sua madre o una delle sue sorelle, ma posso dire di conoscere abbastanza Giuseppe Bonan. I suoi interessi spaziano dalla musica alla scrittura, alla lettura, seppure da quando viviamo sotto lo stesso tetto il tempo libero scarseggia un po’. Ci si adopera per adempiere alle faccende di casa e, devo dire, in questo non mi lascia sola. Giuseppe sacrifica il proprio tempo libero in questo modo, se in vista di un evento musicale a cui non vuole mancare. A me ha ribadito che mi porterebbe ovunque, in quanto desidera che io condivida i suoi interessi. Io, naturalmente lo seguirò in ogni dove, in quanto posso dire che per l’appunto ovunque, sebbene a volte i miei gusti non coincidano con i suoi, lui non manca di adoperarsi per farmi stare bene. Quindi, una domenica pomeriggio andammo ad assistere a un’esibizione dal vivo di un gruppo musicale che suonava un genere che si può definire post rock strumentale, i Mad Fellaz. Giuseppe non ha mancato di prendere, in vista per l’appunto dell’evento, un paio di cd affinché facessimo l’orecchio ad alcuni dei loro brani. Lui li conosceva di nome, essendosi informato in precedenza attraverso riviste musicali specializzate. Fatto sta che raggiungemmo il locale, sulle colline della provincia di Treviso, che i musicisti erano alle prese con il soundcheck.  Come d’abitudine, Giuseppe non mancò di mettere qualcosa sotto i denti visto che era l’ora della merenda, e ci gustammo volentieri un paio di tramezzini a un tavolino. Il locale era dotato di un juke box d’altri tempi, osservando il quale si potevano ammirare le copertine di album di genere rock. Giuseppe li conosceva tutti, se non li aveva già nella propria collezione di cd.

Quando finalmente il cosiddetto gruppo spalla iniziò a suonare, guardammo fuori dalle finestre del locale come presero a fare quasi tutti gli altri – un cospicuo numero di rockettari dai capelli lunghi e con cinture borchiate. Ci accorgemmo così che aveva preso a nevicare.

Ma il fioccare non era appena accennato. Era proprio denso e veloce, tanto che appena dopo due o tre brani suonati dal gruppo, la strada venne ricoperta da un manto bianco.

Non mi sembrava il caso di andarcene per evitare di essere per così dire in disagio a causa del maltempo. Ma era lui che guidava, tant’è che gli esposi la questione. Giuseppe disse che non c’erano grossi problemi: l’auto era dotata di gomme invernali. Con il passare dei minuti, mentre apprezzavamo la musica, ci accorgemmo che nevicava sempre più. Il mio uomo aveva preso a guardarsi attorno, forse per vedere se qualcuno aveva pensato bene di andarsene a causa del maltempo. Non riuscivo a immaginare che cosa pensava Giuseppe. Cioè, potevo immaginarlo, ma la sua assenza di gesti espliciti e forse una preoccupazione appena accennata, mi trasmettevano solo incognite riguardo il suo punto di vista in merito. Senza contare l’indecisione che spesso lo contraddistingueva. Successe che, infine, cioè quando il gruppo spalla terminò di suonare per lasciare spazio ai cosiddetti headliner, Giuseppe disse: “Sentiamo due brani e poi andiamo.”

Il livello della neve era salito. Della gente usciva, dell’altra entrava. Il fioccare dal cielo non accennava a smettere.

La cosa che mi preoccupava un po’, in quel momento, era che la maggior parte dei pezzi dei Mad Fellaz duravano almeno quindici minuti.

 

Giuseppe Bonan

 

Annunci

Estratto da “Rapporti interrotti”

Come promesso (…udite, udite!), ecco a voi un estratto del mio ultimo romanzo “Rapporti interrotti”. Tenete presente che queste righe non le trovate né su amazon, come estratto promozionale, né è un brano letto alle presentazioni del libro che hanno avuto luogo in precedenza grazie alla collaborazione di Laav Nove-Rosà. Solo chi ne ha il libro fisico o l’e-book può già esserne a conoscenza, per intenderci. Quindi, in esclusiva per i miei non lettori (o non ancora tali), espongo con piacere questo stralcio di narrazione. Buona lettura!

 

Dal capitolo 6, “Nel destino di Katy”

 

“Poi capii: soltanto se fosse morta avrei potuto amarla come immaginavo di amarla!”.

Sexus, Henry Miller

 

 

6

 

 

Arturo spinse la portiera piano, chiudendola senza farla sbattere troppo violentemente. Dal posto di guida, Alberto uscì dopo essersi accertato che il suo telefonino fosse ancora acceso.

“Si sta scaricando la batteria”, disse. “Spero che Francesco non mi chiami adesso”.

“A quest’ora? Ormai non ti chiama più”, disse Arturo.

“Sarebbe in grado di farlo, lo sai”.

I due entrarono nel condominio e salirono le scale per raggiungere l’appartamento. Un leggero tepore rendeva il salotto accogliente, diversamente da come lo avevano lasciato, almeno quattro ore prima.

“Sono stanco”, disse Alberto, “mi lavo e mi scaravento a letto”.

“Pure io…”, disse Arturo, aprendo il frigorifero. “Ma prima mi faccio un po’ di latte caldo, se non ti dispiace”.

“Fai come vuoi”, disse Alberto, imboccando la porta del bagno.

Arturo sistemò un pentolino col latte sul gas. Gli ci voleva proprio. Con qualcosa sullo stomaco avrebbe dormito più volentieri. Intanto si sedette sul divano.

L’indomani sarebbero arrivati Francesco e alcuni altri amici. Arturo non ricordava in quanti dovevano essere di preciso. Prima di tutto perché i contatti con il resto della compagnia li aveva tenuti Alberto, e poi perché alcuni amici non avevano saputo confermare la loro presenza fino a poche ore prima. Arturo era stato il primo, e anche l’unico, a voler arrivare sul posto addirittura la sera precedente a quella domenica. E non a caso.

Dopo aver cenato in una pizzeria della zona, i due amici ne avevano approfittato per trascorrere la serata in un locale poco distante dall’appartamento. Ad aver spinto i due amici ad anticipare l’arrivo sul posto era stata la conoscenza di un dj particolarmente bravo che aveva proposto le proprie selezioni musicali in occasione di quella stessa serata. Si trattava, ancora una volta, di certa musica alternativa che si produceva per lo più negli anni ottanta.

La serata, ad Arturo, era piaciuta. Però, a dirla tutta, quella musica gli metteva addosso una certa malinconia.

Si alzò poco dopo per versare il latte in una tazza. Ci inzuppò un paio di biscotti trovati per caso nella credenza della cucina, presi da un sacchetto aperto, dopodiché ingoiò il latte in poche sorsate. Posata la tazza, si accorse d’aver macchiato il tavolo con alcune gocce di latte. Si alzò lentamente per prendere una spugna dal lavandino. Quindi, si riabbandonò sul divano, in preda a un sonno improvviso. Il latte gli faceva lo stesso effetto di una camomilla, specie se erano già trascorse le quattro del mattino…

 

 

7

 

 

 

“Il bagno è libero”, disse Alberto, uscendo. Si accorse però che dal salotto non proveniva alcun rumore. Vi accedette e vide Arturo sul divano, abbandonato in una sorta di dormiveglia. Pensò che era strano che si fosse addormentato lì. Era anche vero, però, che Alberto non aveva fatto così presto a lavarsi. Tuttavia, si avvicinò all’amico, posandogli una mano su una spalla e muovendola.

“Ehi, Arturo! Puoi andare in bagno”, disse. Quasi gli dispiaceva disturbarlo, ma sarebbe stato comunque meglio se l’amico avesse dormito più comodamente usufruendo, seppure qualche minuto più tardi, del letto degli ospiti.

“Mmhhh…?”, fece Arturo, prima di risvegliarsi del tutto.

“Tutto bene?”, gli chiese l’amico.

“Sì… cavolo, mi sono addormentato?”, disse Arturo, cercando di alzarsi. Lanciò un’occhiata al tavolo, notando la tazza sporca e la spugna che aveva lasciato lì. Anche Alberto guardò, d’istinto, il tavolo, accorgendosi poi che Arturo aveva fatto cadere del latte anche sul pavimento.

“Ora sistemo tutto…”, disse Arturo.

“Lascia stare, vattene a letto”, lo esortò Alberto.

“No, no. Ora metto a posto”, disse l’amico, cominciando a circondare la tavola.

“Attento!”, esclamò Alberto, ma Arturo aveva già pestato la chiazza di latte, sporcando le piastrelle per un altro paio di passi attorno al tavolo.

“Accidenti!”, esclamò. “Dove tieni gli stracci?”, chiese quindi all’amico in accappatoio.

“Se non sbaglio, dovrebbero essere in bagno, ma può darsi che ne trovi anche nel terrazzo”.

La porta del terrazzo era più vicina del bagno. E poi, non avrebbe riempito di orme anche il resto del salotto.

Una ventata d’aria fresca invase il viso di Arturo. Anche se il clima, nei pressi del mare, era decisamente più salubre che in città, era comunque appena l’inizio di settembre. Arturo notò, in un angolo del terrazzo, un paio di secchi. Mentre si abbassava per cogliere uno degli stracci al loro interno, udì dei suoni provenire dalla strada. In un primo momento, non fu in grado di distinguere se si trattasse di un rumore o di una voce, o di tutti e due.

“Cazzo… e adesso?”, esclamò qualcuno.

In lontananza, Arturo riconobbe il rumore del motore di un’auto in folle, appena percettibile.

“È passata…?”, disse una voce di ragazza.

E ancora, ma più bassa: “Stai meglio?”.

Era una voce agitata, impaziente.

E poi: “Ca…cacchio!”.

Arturo raccolse uno straccio e tornò dentro. Prese a passarlo sul pavimento, prima con una mano, poi, da in piedi, aiutandosi con la gamba.

“Allora, hai finito?”, gli chiese Alberto, tornato dalla camera, in pigiama. “Guarda che potevi farlo benissimo domani”.

Prima che l’amico tornasse nella sua stanza, Arturo disse: “C’è qualcuno che potrebbe aver bisogno di aiuto, qui sotto”.

“Cosa?”.

“Ho sentito una voce, prima, da fuori”, disse Arturo. “Una ragazza…”.

“Che cosa voleva?”, chiese Albero.

“Non so. Sembrava disperata”.

“Avrà detto qualcosa, no? Se l’hai sentita…”.

“Mi pare d’aver capito che qualcuno non stava bene”.

“Chi, lei?”.

“Non so se lei. Non le ho mica parlato”.

“Vabbè”, concluse Alberto. “Se anche fosse, non posso mica scendere così”.

In quel momento, qualcuno suonò alla porta di sotto. Arturo e Alberto si lanciarono un’occhiata interrogativa. Il quartiere, in quel periodo di bassa stagione, era deserto. Arturo, infatti, quand’erano arrivati, non aveva notato auto parcheggiate nei paraggi. Ma chi poteva suonare a quell’ora, se non qualcuno veramente disperato?

Scese Arturo, dopo aver fatto sparire lo straccio sporco. Fosse stato per Alberto, potevano pure fare a meno di andare ad aprire, a quell’ora della notte. Ma poteva darsi che quella ragazza avesse veramente bisogno d’aiuto e, pensò, era probabile che lei avesse premuto i tasti dei campanelli di tutti gli appartamenti. Quindi scese.

Aperta la porta d’entrata, si trovò davanti una ragazza.

Aveva un vestito scuro, dall’evidente scollatura, e i capelli neri, lunghi. I suoi occhi tradirono subito una vaga sorpresa, come se non si aspettasse che qualcuno giungesse ad aprire.

 

rapporti_int

Bentornati e a rivederci al 13 dicembre a Bassano.

That’s what I get, NIN:

https://www.youtube.com/watch?v=LYjKlhy0GKc

Bene, è con questo brano che vi riaccolgo nel mio blog dopo un po’ di tempo. Tempo che è servito a preparare ed effettuare le presentazioni di “Rapporti interrotti”, sia a Nove che alla Piccola Libreria Andersen di Marostica. Dopo una modesta ma curata rassegna stampa, sono in procinto di portare il mio ultimo romanzo a Bassano del Grappa, per presentarlo al Caffè dei Libri di Vicolo Gamba il giorno di mercoledì 13 dicembre prossimo. Come sempre la presentazione sarà arricchita dal reading tenuto dalle bravissime lettrici del circolo Laav di Nove Rosà e dintorni, diretto da mia sorella Beatrice. Vi aspetto pertanto in tale data numerosi.

Vogliate apprezzare il video (un po’ datato, eh) relativo a una delle canzoni che mi hanno ispirato nella stesura di Rapporti interrotti e che nella mia opera non ho mancato di citare in apertura a uno dei capitoli. Il musicista in questione ha pubblicato di recentissimo, se si può dire, un ep in occasione dell’ultimo suo singolo. E’ un onore per me pubblicare nel medesimo momento i miei scritti…

Buona visione e buon ascolto, intanto. Ci vediamo il 13 dicembre ;-).

Vostro, Giuseppe Bonan

(foto di Pierpeolo Bordignon)SONY DSC

E’ uscito “Rapporti interrotti”!

 

Ragazzi, ho il piacere di annunciare l’uscita del mio secondo romanzo dal titolo “Rapporti interrotti”. Presente in tutte le migliori librerie d’Italia e ordinabile, in ogni caso, nelle altre.

Mi si conceda di dire il mio grazie in particolare ad Alessandro Zarpellon per la foto di copertina e a Patrizia Garcea per l’edizione così ultimata. E grazie di cuore alle donne che mi hanno, in questa avventura, supportato (e sopportato), come Michela (che ha il mio cuore), Beatrice, Francesca e tutte le persone che in qualche modo rendono gratifiante una pubblicazione, come i miei lettori. Grazie. Un abbraccio

Finora le presentazioni in programma saranno il giorno 11 ottobre alla Piccola Libreria Andersen di Marostica e il 24 ottobre alla Sala Polivalente di Nove (VI). Vi aspetto tutti quanti, per l’una o per l’altra data. O per entrambe. Grazie. A presto.

Vostro, Giuseppe

 

-1000 anni con Elide, Verdena:

https://www.youtube.com/watch?v=ErBZMAYUbyk

Annuncio Numero 8.1

Verdena_Wow_1295291138

A voi quest’altro link godibilissimo. E a voi, visto che l’uscita è prossima se non imminente, un’altra curiosità nonché anticipazione sul mio nuovo romanzo…

Il titolo è già stato annunciato nei social di riferimento. Solo qui per ora una rivelazione sul genere: tra amore e drammatico, con sfumature oniriche. A presto quindi anticipazioni sulla trama e poi cosa volete…? Leggetelo;-). Il numero di pagine lo scoprirete in libreria, quando arriverà il momento.

A presto e restate aggiornati.

-Onan, Verdena:

https://www.youtube.com/watch?v=mlnSj8Vahnc

Annuncio Numero 8. Agosto 2017

milano-19-02-2009

Questo è un brano che viene citato senza essere citato. A voi il piacere della scoperta quando uscirà il mio romanzo. Non manca moltissimo… Intanto a voi musica e parole di un gruppo di casa nostra che ha avuto su di me un’influenza non indifferente. Possiate e vogliate apprezzarne le atmosfere scaturite dalla loro produzione artistica.

Le nostre condizioni, Ministri

Bologna:

https://www.youtube.com/watch?v=b2L_y4h2zqQ

Alcatraz Milano:

https://www.youtube.com/watch?v=oNniuiQRw3I